In Lombardia, i data center si mangiano gli spazi verdi
↖ Cornaredo, Milano (2025). La parete esterna di un grosso data center nell'area di Castelletto.
↑ Cornaredo, Milano (2025). Plastico di MILANO "DATA4" Campus, inaugurato nel 2024 a Cornaredo.
© Studio Figure
La Lombardia è la regione italiana con il più alto consumo di suolo: oltre il 12% del territorio risulta ormai impermeabilizzato. I pochi spazi verdi rimasti vengono spesso destinati a nuove costruzioni attraverso modifiche dei piani urbanistici comunali, i Pgt. La flessibilità dei Pgt rende possibili trasformazioni rapide del territorio, che favoriscono gli interessi di costruttori e investitori, inclusi quelli legati ai data center, in forte espansione nella regione.
In Italia non esiste una legge nazionale che limiti in modo efficace il consumo di suolo, e la pianificazione territoriale è affidata alle Regioni. In questo contesto, il suolo viene spesso trattato più come uno spazio da valorizzare economicamente che come un bene comune da tutelare. Di conseguenza, terreni agricoli o ancora non urbanizzati possono essere resi edificabili all’interno di un quadro normativo frammentato e poco vincolante.
I data center stanno sollevando crescenti preoccupazioni per l’elevato consumo di energia, acqua e suolo. In diversi casi, come a Bornasco (Pavia) e ad Arcene (Bergamo), vengono autorizzati su terreni agricoli o destinati a servizi pubblici, spesso tra le proteste delle comunità locali e senza valutazioni d’impatto ambientale sempre trasparenti.
↑ Cornaredo, Milano (2025). Un altro data center in costruzione nell’area di Castelletto tra Cornaredo e Settimo Milanese.
© Studio Figure
Chi ci ha lavorato
Anna Toniolo • giornalista, FADA Collective
Michele Bertelli • giornalista
Raluca Besliu • giornalista
Aniket Narawad • giornalista
Come è nata l’inchiesta
L’inchiesta nasce da una domanda semplice: dove finiscono tutti i dati che utilizziamo ogni giorno per compiere azioni che diamo per scontate, come inviare una mail? E quale impatto hanno su territori e comunità?
Grazie alla reporting fellowship di AlgorithmWatch, Anna Toniolo ha dedicato sei mesi tra il 2024 e il 2025 a cercare una risposta. Quei dati hanno infatti un luogo fisico: i data center, grandi capannoni pieni di server che immagazzinano ed elaborano informazioni per siti web, aziende e istituzioni. Dietro questa infrastruttura invisibile si nasconde però un costo significativo in termini di energia, acqua e suolo.
In dialogo con la società civile, in particolare con comitati e gruppi di cittadinə impegnatə nella difesa del territorio, l’inchiesta si focalizza sulla Lombardia, dove si trova la maggiore concentrazione di data center in Italia. Sul campo è emerso come il principale conflitto, soprattutto in questa regione, riguardi il consumo di suolo.
Il tema, tuttavia, è ampio e ogni risposta apre nuove domande. Per questo, insieme al collega Michele Bertelli e con il supporto di Journalismfund Europe, la ricerca è proseguita per indagare le altre conseguenze legate a questi grandi “raccoglitori di server”. Un lavoro complesso, in un ambito ancora poco trasparente, in cui diversi attori cercano di tutelare i propri interessi dentro un quadro normativo frammentato e debole.
↑ Settimo Milanese, Milano (2025). Cantiere Techbau per la costruzione del Data Center ML7, realizzato per Equinix, su un’area di 14.000 metri quadri.
© Studio Figure
Dove si legge, guarda o ascolta
Altreconomia, 9 ottobre 2025
↗ Il mercato italiano dei data center è a un bivio. Tra bolla speculativa e consumi fuori scala
AlgorithmWatch, 24 luglio 2025
↗ Infrastructure or Intrusion? Europe’s Conflicted Data Center Expansion
IrpiMedia, 28 maggio 2025
↗ I data center si mangiano la terra (ancora) verde. Due casi in Lombardia
Oltre la pubblicazione
L’inchiesta è stata rilanciata soprattutto in Lombardia da comitati e gruppi locali impegnati nella difesa del territorio dagli insediamenti dei data center.
Il lavoro è stato inoltre presentato al controfestival “Italian Tech Resistance”, svoltosi dall’1 al 3 ottobre 2025 a Torino: un’iniziativa promossa da attivistə, sindacati e collettivi digitali per offrire una lettura critica dell’impatto delle Big Tech, in risposta alla Italian Tech Week, che ha ospitato figure come Jeff Bezos. L’inchiesta continua a circolare anche attraverso talk e incontri organizzati da collettivi e gruppi di cittadinə in Lombardia e Piemonte.